Ritratti di Gisèle Freund

Last Updated on 7 Febbraio 2021 by CB

Gisèle Freund, Self-portrait

Ecco qualche famoso ritratto di Gisèle FreundDi origine tedesca, nazionalizzata francese,  laureata in sociologia e attratta dalla letteratura, diventò fotografa per caso, dopo la sua fuga dalla Germania nazista, nel 1933,  portandosi un rullino di foto che testimoniava la violenza dei nazisti contro gli studenti dissidenti.

“Per gusto personale ero portata verso la letteratura – dice nella prefazione al suo libro Il mondo è il mio obiettivo, del 1984 – ma la mia conoscenza della lingua francese era, all’inizio, troppo limitata. La fotografia invece è un linguaggio universale, che tutti capiscono. Mi ha permesso di esprimermi.”

Il ritratto è la forma a lei più congeniale. Fotografò molti dei personaggi famosi della scena politica, letteraria e artistica di questo secolo. Il primo fu André Malraux. A Parigi due librerie sulla Rive Gauche, Shakespeare and Co. di Sylvia Beach, e La Maison des Amis des Livres di Adrienne Monnier, la introducono nella cerchia di intellettuali che le frequentano: Walter Benjamin, Louis Aragon, Simone de Beauvoir, Samuel Beckett, Andre Breton, Jean Cocteau, Ernest Hemingway, Francois Mauriac, Jean-Paul Sartre, solo per citarne alcuni. In Inghilterra ritrae Virginia Woolf, Vita Sackville-West, G.B. Show, T.S. Eliot. Qui la raggiunge la notizia dello scoppio della guerra e, al ritorno a Parigi, si prepara un nuovo esilio, in Argentina.  Dopo le foto dell’alta società di Buenos Aires,  si dedica al reportage  arrivando fino in Patagonia. In Messico frequenta Diego Rivera e la moglie Frida Khalo. Iscritta nella lista nera degli intellettuali sospettati di comunismo, fu esplusa dall’agenzia Magnum con cui aveva iniziato le collaborazioni nel 1947, grazie a Robert Capa.

Tornata a Parigi, Gisèle alternò la produzione di foto a quella di saggi e libri illustrati: sue sono le immagini più famose del presidente Francois Mitterand; tra i libri pubblicati  il fondamentale Fotografia e Società (1974). Le ultime foto sono dei primi anni Ottanta, quando si chiude nella sua casa tappezzata di libri dedicandosi all’antica passione, la letteratura.

Portraits of Gisèle Freund – Open Culture

Nella nostra società la fotografia svolge un ruolo capitale. Non v’è quasi forma di attività che non ne faccia uso, ed è ormai indispensabile alla scienza così come all’industria. Nelle vie di tutte le città del mondo lo sguardo scivola da un’immagine fotografica all’altra. Sboccia a colori sui nudi muri delle case e sui ponteggi dei cantieri, abita le vetrine, la metropolitana, i treni, gli autobus. La si ritrova aprendo i giornali, e le riviste ne sono colme. I bambini la contemplano sui loro libri di scuola, i ragazzi l’appendono ai muri delle loro stanze. Il cinema l’ha resa dinamica, la televisione l’ha portata in ogni casa, e in ogni casa deborda da un’infinità di album e di cassetti. Onnipresente, connaturata alla quotidianità, è divenuta la tipica espressione di una società di consumi che tende compiaciuta al proprio livellamento. La sua tecnica specifica, la fedele riproduzione di persone e cose così come si presentano al nostro sguardo, le conferisce un’aura di verità. Più di qualsiasi altro mezzo, si presta a esprimere i desideri e le esigenze di coloro che ci governano, e a interpretare gli eventi così come loro vogliono. Ai molti giovani che desideravano divenir fotografi professionisti e mi chiedevano consigli, mi sono sempre limitata a rispondere: “Aprite gli occhi e il cuore, appassionatevi al destino dell’uomo su questa terra sconvolta, e fate del vostro apparecchio un testimone del nostro tempo”. (da Il mondo è il mio obiettivo)

Rispondi

Ivy Compton-Burnett

Ivy Compton-Burnett

Subscribe

Archives

Translate