Louise Bourgeois e l’infanzia mitologica

Louise Bourgeois –
ph Berenice Abbott

In Louise Bourgeois, come in Proust, tutto comincia dall’infanzia. E al centro del processo creativo ci sono la memoria, la madre e la gelosia. (Qui si analizzano le loro similitudini).

Tutto quello che faccio è stato ispirato dai miei primi anni di vita. Tutti i miei lavori, tutti i miei soggetti hanno tratto ispirazione dalla mia infanzia. La mia infanzia non ha mai perso la sua magia. Il suo mistero, il suo dramma. Nacqui il giorno di Natale, rovinando la festa a tutti quanti. Mentre erano intenti a gustare ostriche e champagne, ecco che arrivo io. Mi piantarono in asso. Oggi riesco a raffigurarmi quell’evento ridicolo… non accuso nessuno. E’ quindi un senso di sconfitta quello che motiva il mio lavoro, una volontà di rimediare al danno che è stato fatto… non di paura, ma del trauma dell’abbandono.

Il libro-ritratto su Bourgeois comincia con pagine di diario di una ‘Louison’ dodicenne, finisce con brani di interviste e colloqui degli ultimi vent’anni. Mettendo in guardia dal potere delle parole. Le parole di un artista vanno sempre prese con cautela. L’opera finita è spesso estranea a – e talvolta in contraddizione con – quanto l’artista sentiva o voleva esprimere inizialmente […] L’artista che discute il cosiddetto significato della sua opera spesso descrive una questione letteraria marginale. Diversi registri scandiscono il libro. Se le lettere all’amica, a sua volta artista Colette Richarme, rimandano dettagli biografici e con la freschezza di confidenze giovanili – ma già significative della sua opera successiva, come il desiderio inesausto di affetto materno, quel ‘materno’ che nella sua scultura prenderà le forme di un enorme ragno – gli articoli che riguardano riflessioni sull’arte, sul processo creativo e sulla sua opera affrontano temi complessi con una linearità argomentativa affascinante.

Distruggiamo proprio quello che più desideriamo. E’ un mistero tragico. E’ un soggetto che mi interessa ancora oggi, scrive a commento di un’opera (The Puritan, testo e 8 incisioni), del 1947. Nello stesso modo profondo e sorprendente la Bourgeois spiega opere centrali del suo percorso artistico, come quelle Cells esposte nel 1983 alla Biennale di Venezia, che l’hanno fatta conoscere anche da noi. Mani di marmo che si torcono, bolle di vetro sulle sedie, a dimostrare una fragilità umana un po’ intoccabile. Ma dove la relazione è fondante. Jean-Paul Sartre dice in Huis Clos : ‘L’inferno sono gli altri’. Io dico che l’inferno è l’assenza degli altri – ecco l’inferno.

Il padre della Bourgeois restaurava arazzi, e lei in un certo senso eredita questa qualità terapeutica della riparazione di un tessuto lacerato dal tempo. Quand’ero piccola, tutte le donne di casa maneggiavano aghi. Mi hanno sempre affascinato gli aghi, hanno un potere magico. L’ago serve a ricucire gli strappi. E’ una richiesta di perdono. Non è mai aggressivo. C’è qualcosa di intenso e spietatamente autentico nell’opera e nelle parole della Bourgeois. Di lei è interessante l’ansia cristallizzata, sublimata, esorcizzata attraverso l’arte. L’arte è una forma di autoanalisi che produce qualcosa di visibile ed esperibile da altri. Non solo: in cui altri si possono riconoscere. Il mio lavoro giovanile è paura di cadere. Poi è diventata l’arte di cadere. Cadere senza farsi male. Infine l’arte di non mollare. Tempo – Tempo vissuto, tempo dimenticato, tempo condiviso. Che cosa infligge il tempo – polvere e disgregazione? I miei ricordi mi aiutano a vivere il presente e io desidero che sopravvivano. Sono prigioniera delle mie emozioni. Devi raccontare la tua storia e poi devi dimenticarla. Dimentichi e perdoni. Questo ti rende libera. In Louise Bougeois c’è un paradigma sul processo creativo molto chiaro e istruttivo. Come quando scrive: Je t’aime je t’aime je t’aime je t’aime je t’aime … C’è la cristallizzazione di un désir lacaniano – senza oggetto, nella forma della infantile punizione scolastica. E la madre è una figura centrale, terrificante e monumentale. E’ rappresentata dal ragno incombente Maman, ma anche da She-Fox (1985), una scultura in marmo nero senza testa e con un taglio alla gola. E addossata a lei, un a figura minuscola. Quell’esserino sono io. E’ un autoritratto.

Tutto quello che faccio è stato ispirato dai miei primi anni di vita. Tutti i miei lavori, tutti i miei soggetti hanno tratto ispirazione dalla mia infanzia. La mia infanzia non ha mai perso la sua magia. Il suo mistero, il suo dramma. Nacqui il giorno di Natale, rovinando la festa a tutti quanti. Mentre erano intenti a gustare ostriche e champagne, ecco che arrivo io. Mi piantarono in asso. Oggi riesco a raffigurarmi quell’evento ridicolo… non accuso nessuno. E’ quindi un senso di sconfitta quello che motiva il mio lavoro, una volontà di rimediare al danno che è stato fatto… non di paura, ma del trauma dell’abbandono.

Cell XIV, Portrait

Ma il ‘virus traumatico’ della sua famiglia era che il padre portava le amanti in casa. Dunque Tradimento, Gelosia. Nei suoi primi anni di vita c’è la figura di Sadie, sua precettrice ma anche amante del padre, che rimase nella loro famiglia per dieci anni. Da qui il progetto Child Abuse (1982). Adesso voi mi chiederete: come mai, in una famiglia della classe media, un’amante faceva parte dell’arredamento? Ebbene, la ragione è che mi a madre lo tollerava, questo è il mistero. Perché lo faceva? E che ruolo svolgo in questo gioco? Sono una pedina. Si presume che Sadie sia qui come mia insegnante, ma in realtà tu, mia madre, mi usi per tener d’occhio tuo marito. Questo è abuso di minore. (…) Non sono stata tradita solo da mio padre, maledizione, ma anche da lei. Fu un doppio tradimento. (…) Ogni giorno bisogna abbandonare il passato o accettarlo, e se non si riesce ad accettarlo si diventa scultori.

Bourgeois-ok-b

Arte come superamento, continuo, del trauma dei fantasmi parentali, come superamento della paura, che ha come approdo la paura della paura. Essere artisti è una garanzia di salute mentale. L’artista è in grado di sopportare il proprio tormento. Con l’arte Bourgeois diventa da passiva ad attiva, è questo il suo grande riscatto dal dolore: Ho paura del potere. Mi innervosisce. Nella vita reale mi identifico con la vittima, per questo mi sono data all’arte. Nella mia arte io sono il carneficeLouise Bourgeois non condivide un femminismo ideologico, e anche se mette la maternità tra i temi fondanti della sua arte, non si può dire sia idealizzata: anzi la permea l’ombra dell’abbandono, della perdita, della paura e del dolore. Ma ravvisa una qualità che le è molto necessaria, la resistenza. Una donna non ha spazio come artista finché non ha ripetutamente dimostrato che non si lascerà eliminare

Ivy Compton-Burnett

Ivy Compton-Burnett

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