Franca Valeri, l’ironia che smaschera

Last Updated on 9 Agosto 2021 by CB

Comincia con questo tono di disinvolta incredulità il monologo di Franca Valeri nei panni della vedova Socrate. L’antiquaria Santippe, della Tippe, è personaggio esilarante nella sua capacità di smitizzare il filosofo raccontandone i dettagli, spesso tutt’altro che nobili, di vita vissuta, tanto da ridurre la Filosofia alla stregua di un capriccio per soli uomini, per degli incorreggibili perditempo. L’enorme bravura della Valeri, è tutta racchiusa nella voce di verità che sa dare al personaggio, nelle pause, nelle sfumature; una voce di vedova che ricorda e rivendica, e deride e minaccia.

Perché, come dice Santippe rivolta all’odiato ‘plagiatore’ del marito, Platone, “sono ironica, non è il tuo genere”. Il suo, sì. Lo ha dimostrato con lo humour, lo stile, lo sguardo caustico sulla società italiana negli ultimi cinquant’anni. E con le sue indubbie qualità di scrittrice, come documenta la raccolta di testi teatrali Tragedie da ridere, a cura di Patrizia Zappa Mulas.  A un anno dalla morte di Franca Valeri ripropongo l’intervista a Patrizia Zappa Mulas  (fatta in occasione dell’uscita del libro, nel 2003).

Gli sketchs e le commedie della Valeri ci fanno ancora ridere. Come si spiega questa continua freschezza di testi scritti decenni fa?
Patrizia Zappa Mulas: Ci sono diverse risposte a questa domanda. La prima che mi viene in mente dipende proprio dalla natura della comicità di Franca Valeri, che non è mai una parodia di ciò che esiste, non è mai un’imitazione pedissequa della realtà che la circonda – che è un po’ invece quello che caratterizza tutta la comicità contemporanea – ma è sempre una visione profonda e sintetica di una tendenza. Franca Valeri non è solo una comica che si cuce addosso gli sketchs. E una scrittrice di prim’ordine. Preparando il libro io mi sono resa conto che avevo a che fare con un fenomeno molto particolare di scrittore, ma che andava collocato fra Bracati, Flaiano… cioè, fra gli scrittori veri. Ora, anche leggendo Flaiano si ha la stessa sensazione che racconti un’Italia che ci riguarda; questa è la grandezza dello scrittore. Il fatto che dopo cinquant’anni anche gli sketchs – quindi anche quel tipo di scrittura più fulminante, rapida che apparentemente si consuma – sono ancora così attuali, è perché in realtà le intuizioni da cui partivano erano profonde. Franca Valeri non fa parodia, fa comicità. Che è una cosa molto diversa. E la comicità – come quasi sempre la buona letteratura – la buona comicità è profetica; è uno sguardo sul futuro, non è una fotografia del presente. Quello che mi disturba di più nel modo in cui si parla di Franca Valeri è il fatto che il tono con cui si parla di lei – come fenomeno artistico, letterario teatrale, sempre un fenomeno di costume, un monumento nazionale – è un tono biografico, pettegolo, sociologico. Ora, non si parlerebbe mai così di Flaiano o di Brancati. Perché essendo scrittori assoluti, cioè solo scrittori e non scrittori-attori, li si tratta con serietà, li si prende sul serio. Franca Valeri no, essendo donna, e avendo avuto un’immensa popolarità, su tutti i mezzi, dalla radio alla televisione al teatro. Finché commedia all’italiana cinematografica, televisione d’intrattenimento del sabato sera o comunque comicità in televisione, e radio, erano di un certo livello di qualità, lei è stata campionessa. Questo fa pensare a lei come a un fenomeno popolare e ‘basso’. E’ un passaggio automatico; e non è così.

La satira di Franca Valeri non solo resiste nel tempo, ma piace, ed è sempre piaciuta, a un pubblico diremmo oggi ‘generalista’. Si direbbe che la sua verve così aristocratica sappia impressionare in un senso ‘democratico’. Come le riesce questo miracolo?
Perché è brava. E’ banale, ma è così. Questo è essere bravi: avere uno spettro largo. Gli artisti bravi hanno uno spettro molto largo. Cioè hanno un’apertura di comunicazione che va dal bambino all’accademico. Quindi c’è sempre un ferreo processo narrativo che funziona, e che quindi il bambino coglie; poi c’è un certo modo di raccontare le cose che diverte l’adulto. Poi c’è un’acutezza critica una profondità che intriga l’intellettuale. E poi c’è lo stile con cui tutto questo viene fatto, che incanta e che funziona per tutti.

Anche come linguaggio, la Valeri è capace di riprodurre dei mondi anche piuttosto diversi tra loro…
Lei ha utilizzato spesso i dialetti, con una certa abilità, che però non significa nulla, perché tanti lo fanno, senza arrivare a dei risultati significativi. La cosa significativa sul piano stilistico, che raramente viene detta, è che la Valeri appartiene a quella generazione di scrittori che hanno fondato la modernità della lingua. Cioè ha modernizzato l’italiano, lo ha svecchiato, lo ha asciugato di formule retoriche o di giri di frase troppo ‘scritti’ o troppo pedanti, e ha invece lavorato molto sul ‘parlato’ però, stilizzandolo. Che poi è il compito di ogni scrittore, intervenire sulla lingua e aggiornarla, metterla in sintonia col proprio tempo o addirittura proiettarla nel futuro.

Le opere pubblicate in questo libro sono tutto quello che ha scritto?
E’ quasi tutto il teatro. Per parlare di opera completa ci vorrebbe un volume altrettanto grande. E poi si tratterebbe di vedere quanto contributo lei ha dato a tutte le sceneggiature a cui ha partecipato come attrice. Lei veramente è una che ha lavorato sempre, con la penna, e senza questo non si spiega il suo successo come attrice. E questo non lo dice nessuno. La Valeri è una abbastanza irripetibile, perché innanzitutto la commedia è un genere pochissimo frequentato dalle donne nella storia del teatro, e in particolare è poco frequentata la commedia. Tuttora. Ci sono le attrici comiche, che però non vanno oltre lo sketch, il tormentone, il monologo. Cioè scrivono in modo cabarettistico, il che è il primo passo. Ma nessuna è arrivata a scrivere una commedia.

Ecco. Che rapporto c‘è tra la nuova comicità al femminile e l’antesignana del modo di tratteggiare certi caratteri che è Franca Valeri?
Spesso le ho sentito rivolgere questa domanda, cosa pensa delle nuove comiche. Lei dice che molte sono brave, ma che però sono molto danneggiate dal modo di lavorare oggi televisivo, che le costringe a produrre molto e a ripetersi; e che comunque sono sprecate; secondo lei, c’è molto talento sprecato perché appunto, domina la parodia. E invece la comicità è un’altra cosa. Il rapporto tra parodia e comicità è la stessa che c’è tra la poesia e il vernacolo: sono sempre versi, però quello è goliardico, è basso, la poesia invece ha a che fare con i contenuti, con la profondità dei contenuti. La parodia prende un fenomeno che esiste, lo degrada e ci ride sopra. Fa la caricatura. La caricatura ai politici, ai tipi umani in giro. E’ un genere secondo, è un genere basso. La comicità invece è l’invenzione di una maschera, è l’invenzione di una cosa che non c’è, è un’operazione di sintesi intellettuale critica. Crei una cosa che non c’è e che però ha una tale significatività che rimane viva a lungo. Per esempio, il corrispettivo maschile di Franca Valeri è Paolo Villaggio, che non ha caso è uno scrittore. Che ha inventato Fracchia, che è la grande maschera della seconda metà del Novecento, maschile. Come la Cecioni è la grande maschera del femminile. Valeri e Villaggio vengono di più dal mondo del cabaret dove il teatro è politico, critico…

Il suo rapporto con gli uomini, com’è? In ‘Le catacombe’, per esempio, il protagonista maschile è di una soave stupidità…
E’ un capovolgimento dello schema francese. Nello schema francese c’è l’uomo e la donna-oca: carina affascinate sfuggente, che lo fa ingelosire impazzire, insomma ‘la donna è mobile’… Lei capovolge lo schema. Lei, la donna, è responsabile, manager, di successo, e l’uomo è svampito, svaporato, pieno di capriccetti, che lei alimenta. Franca ama gli uomini, li rispetta. Ha molti amici maschi. Non pecca di misantropia. Ma il suo rapporto più creativo più profondo è con le donne: le madri le figlie, i rapporti madri- figlia sorelle, le famiglie. Ed essendo lei donna i soggetti che più capisce sono le donne. La cosa più divertente è che lei non fa mai personaggi convenzionali. Nelle Catacombe, che è un gioiello, lui è un’invenzione assoluta: non era mai stato scritto un uomo così.

Si può dire che Franca Valeri sia stata una femminista nella società italiana, anche semplicemente mettendo in primo piano i suoi personaggi-archetipi femminili?
La Valeri è un’intellettuale che stilizza. Ma non per il movimento femminista: perché è tematicamente estranea a quel filone, intimistico, un po’ vittimista e molto incantato delle cose rarefatte, che è la letteratura femminista convenzionale. Dal punto di vista sociale lei è una femminista di fatto, perché ha aperto la strada a molte donne, è stata una pioniera. Il femminismo come movimento storico che si è dato dei miti letterari è estraneo a Franca Valeri. Mentre il femminismo come movimento storico oggettivo ha in Franca Valeri una campionessa. Diciamo che il tema dello specchio, dell’interiorità, anche analitica, è estraneo a Franca Valeri; Franca Valeri è sintetica, è la sintesi. Franca Valeri appartiene a quel filone femminile ebraico, ironico, che non passa mai dal vittimismo. Come Grace Paley, come Dorothy Parker. Come la Parker coglie le cose più atroci delle donne, ma con amore pietà critica… Tutta una serie di reazioni passionali (non sentimentali) nei confronti delle debolezze femminili. Lei racconta l’intelligenza concreta delle donne. La Vedova Socrate ha una scrittura e una lucidità intellettuale straordinarie. Come tutte le intellettuali ha un’intelligenza complessa, che non rientra nei cliché. Ha un’intelligenza apparentemente virile, perché appunto si è sempre dedicata a un genere che è sempre stato maschile. I grandi autori di commedie erano uomini. Dopodiché, però, lei sicuramente incoraggia le qualità femminili. La vedova Socrate è la vedova. La donna rimasta vedova. Che l’ha amato. A un certo punto dice: “Cosa ti manca di tuo marito? La faccia sul cuscino”. Intuizione folgorante. Ti manca, c’era. Questo rapporto non sentimentale, ma realistico, concreto, intelligente e ironico con la vita. Femminile.

1 thought on “Franca Valeri, l’ironia che smaschera

  1. Io ho sempre visto un filo sottile che lega Franca Valeri ad Alberto Arbasino. La stessa capacità di osservare per poi riprodurre in chiave ironica, in apparenza leggera ma tutt’altro che superficiale, tic e manie personali e sociali.

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